Design For Co-Making – Il workshop di Pisa, Make It Good!

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Una cosa che parte bene non può che finire meglio, si dice. Così per noi è stato anche il progetto che abbiamo messo in strada per Internet Festival 2014, l’annuale evento-must del mondo web che raccoglie a Pisa tutte le energie e le esperienze migliori sul comune denominatore digitale.
Quest’anno la manifattura ha avuto ampio spazio perché speriamo, il segnale comincia ad essere chiaro: il futuro non può che essere digitalizzato, decentrato, localizzato, verticalizzato, ma più di tutto iper-connesso. A ribadirlo ci ha pensato Mattia Sullini, amico e persona simbolo di questa rivoluzione, che ha collezionato una serie di belle iniziative sotto il cappello “Make It Good”.

L’idea di Slowd per questo evento è stata quella di costruire una filiera analogico-digitale che partisse da un’idea progettuale di un gruppo di designer per arrivare a realizzarne il prodotto finale direttamente nel laboratorio temporaneo allestito a Pisa.

Qui potete rivedere i termini della call, nella quale chiedevamo ai designer di esprimersi in pochissimo tempo e di trovare un’idea per un nodo strutturale da stampare in PLA, da connettere a pezzi realizzati con tecniche artigianali e/o con pezzi reperibili presso magazzini di bricolage. Il tema è ovviamente connettere l’analogico ed il digitale, in un connubio che renda l’uno necessario all’altro, identificando una strategia di progetto in grado di traghettare l’artigianato dentro ad un futuro di produzione (anche) digitalizzata.

Il tema è ovviamente connettere l’analogico ed il digitale, in un connubio che renda l’uno necessario all’altro, identificando una strategia di progetto in grado di traghettare l’artigianato dentro ad un futuro di produzione (anche) digitalizzata.

Il progetto più efficace e che meglio interpretava le richieste della call è stato quello del gruppo FabinItaly, composto da Giovanni Diele e Maddalena Laggada.
Il progetto ha convinto Mattia, 3D Italy e noi tutti, proprio perché affrontava con una strategia interessante il tema del nodo strutturale da realizzare con tecnologia additiva, cercando di rendere le performance del pezzo il più possibile indipendenti dalla scarsa resistenza meccanica del PLA fuso.
Quella che vedete qui sotto è la prima versione del nodo uscito dalla call e stampato prima del workshop dai ragazzi di 3D Italy, partner del workshop.

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Il workshop, giorno UNO

Lo scopo del lavoro a Pisa, dove potevamo contare sull’operatività agile del laboratorio pop-up attrezzato con CNC, stampanti 3D, lasercut e tanto altro, era quello di hackerare il progetto di Fabinitaly, con l’obiettivo di migliorarlo a livello tecnico strutturale e di capire quale potenziale potesse avere a livello di generazione di una famiglia di prodotti il più ampia possibile.
Abbiamo cominciato i lavori con una breve introduzione al nostro modo di vedere le cose, cercando di mettere tutti sulla stessa frequenza lunga che cerca di conciliare l’idea di un mondo “decentrato”, in cui si torna ai territori, anche nella manifattura, grazie ad un sistema di intelligenza collettiva globale supportato dagli strumenti come Slowd. Trovate qui la presentazione:

 

Subito dopo abbiamo lasciato i designer nelle mani dei ragazzi di 3D Italy che hanno introdotto le strategie di base per preparare correttamente i pezzi del proprio modello per la stampa additiva a deposito di filamento. Analisi degli sforzi che un pezzo dovrà sostenere una volta messo in funzione e conseguente ottimizzazione delle capacità di stampa delle macchine messe a nostra disposizione, abbiamo così cercato di fornire un set si strumenti culturali e tecnici tramite i quali affrontare nel modo più preparato possibile il lavoro pratico che sarebbe partito da li a breve.

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In coda a questa prima parte introduttiva al workshop, i ragazzi di Fabinitaly hanno presentato e spiegato il loro progetto “Playwood”, vincitore della nostra call. Dal concept concepito sul tavolino di un treno fino al modello 3d tutto da verificare grazie alla stampa 3d; un’idea tutt’altro che banale, ben ragionata ed estremamente funzionale e soprattutto, pronta per essere studiata e “migliorata” dai partecipanti del Workshop.

Due i gruppi di lavoro, due le mission da completare nelle successive 24 ore:

1. lavoro di “hacking” sul nodo esistente al fine di migliorarlo a livello strutturale

2. partendo dal nodo-matrice “Playwood”, lavorare su potenziali alternative e derivazioni

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Testa bassa, matite e carta da schizzo, computer accesi, il workshop è così ufficialmente entrato nella sua fase operativa che ci porta, verso sera, alle prime considerazioni importanti: il progetto “Playwood” aveva un problema legato allo spessore delle alette di incastro che si sarebbe potuto risolvere sia cambiando l’orientamento del pezzo in fase di stampa (per via della debolezza maggiore a taglio parallelamente alla direzione di deposito del filamento), sia correggendo nel dettaglio il modello. Nel frattempo il secondo gruppo aveva dato vita ad un paio di alternative interessanti al nodo matrice, e questo ci porta direttamente all’inizio della seconda giornata di lavoro.

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Il workshop, giorno DUE

La notte porta consiglio e non solo, mentre di notte una Pisa universitaria rivela il suo volto giovane e dinamico, i ragazzi di 3D Italy iniziano a stampare i primi modelli rivisti dal primo gruppo.

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La mattina si apre così con dei modelli stampati su cui fare ulteriori riflessioni di modellazione. La macchina CNC inizia a tagliare il profilo di un tavolo con un alloggio per ciascun angolo studiato ad hoc per il nodo “playwood” 2.0.  Il secondo gruppo nel frattempo è riuscito a concepire un secondo nodo che condivide col nodo matrice di partenza solo alcuni principi ispiratori, il cui approdo finale si configura, sia esteticamente che funzionalmente, come un nodo completamente differente.

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Il workshop si avvia così alla sua conclusione con due obiettivi su due raggiunti con successo. E’ tempo quindi di premiare i ragazzi di “Fabinitaly” sia per aver vinto la call lanciata da Slowd che per l’ottimo lavoro svolto come tutor ai designer che hanno partecipato al workshop. Giovanni e Maddalena si sono così portati a casa la stampante Sharebot Kiwi messa in palio da 3D Italy per la call di Design For Co-Making e a tutti i partecipanti va il nostro più sincero grazie e un augurio di potersi rincontrare alla prossima occasione.

Alla fine abbiamo anche trovato il tempo per una bella foto della premiazione ufficiale 🙂

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