Manifesto del Design a Km Zero


translated and edited in english by Bruce Sterling and Jasmina Tesanovic

 

Chilometro zero

produzione a chilometro zero significa fare vicino a chi consuma.

non ci sono altre possibile strade che consentano di utilizzare questo concetto.


 

Produzione quando serve dove serve

il bisogno cieco di produrre profitti ha generato un sistema di produzione e distribuzione basato sullo sfruttamento del più debole ed un impatto ambientale del sistema logistico mondiale insostenibile.

bisogna produrre ciò che serve, quando serve e dove serve, sostenendo l’economia locale, le reti di piccoli produttori di qualità, tornando ad avvicinare persone e processi per sostenere la cultura del saper fare.


 

Produrre meglio per produrre meno

la maggior parte dei prodotti di largo consumo sono pensati sulla base di una obsolescenza programmata che ci costringe a ri-acquistare e consumare sempre di più.

è immorale e meschino, umilia la cultura di chi sa fare e sa fare bene.

vogliamo un mondo in cui i prodotti siano pensati per durare, per ridurre gli sprechi legati all’industria del riciclo e ai costi economici ed ambientali di smaltimento.

promuoviamo una cultura del prodotto capace di impiegare tecnologie semplici e materiali sostenibili fin dove è possibile spingersi senza compromettere la dimensione funzionale delle cose.


 

Designed in vs made in

non tutte le produzioni sono realmente tipiche, non tutte le tipicità sono realmente uniche. crediamo sia necessario preservare le differenze, le culture e le peculiarità, difendere l’heritage dell’artigianato, ma abbiamo assistito ad un abuso del MADE IN come vettore promozione commerciale e non valoriale.

non si sviluppa una cultura solo difendendo ciò che so fare, si difende e si rafforza raccontando il modo in cui penso.

DESIGNED IN è un modo per definire qualcosa che nasce dall’incontro di un pensiero e di un patrimonio manuale ed è l’unico vero mezzo capace di essere cultura.

ciò che so fare lo posso insegnare oppure verrà imitato, l’insieme dei processi e delle storie che mi portano a pensare in quel modo, è la mia ricchezza ed è inimitabile.


 

Design è per tutti

la cultura di mercato ha portato il design ad essere percepito come un sistema di prodotti esclusivi, costosi ed “estetici”.

abbiamo perso la cultura del progetto per tutti? sappiamo ancora perchè è nato il design industriale?

forse lo sappiamo, ma una certa industria ha tradito in larga parte una missione di democratizzazione rispetto all’accesso ai beni.

il design deve essere per tutti, gli oggetti “quotidiani” possono essere costruiti in modo semplice ed avere un prezzo giusto, nel rispetto del lavoro di ognuno, cercando di essere alla portata di tutti.


 

Openness e accesso alla cultura

il design è processo e cultura, la cultura è il valore più grande prodotto dall’uomo.

l’accesso alla cultura è un diritto e una necessità.

è giusto riconoscere merito a chi la produce, ma è anche necessario che l’essere ricompensati per aver prodotto cultura non diventi barriera e limite alla circolazione del pensiero.

promuoviamo per questo una cultura del progetto aperta che gestisca l’interazione del designer con le persone, una cultura di condivisione e accesso al sapere, alla tecnica, alla tecnologia.


 

Progetto come playground

progettare è giocare, giocare coi propri strumenti, coi propri materiali, con le proprie idee.

anche i bambini sanno che giocare è più bello e divertente quando lo si fa insieme ad altri.

il design deve diventare una materia più interattiva, i designer devono farsi leader di un processo iterativo in rapporto con i bisogni di ognuno piuttosto che rinchiudersi in un recinto di autorialità fine a se stessa.

dobbiamo promuovere un modo nuovo di progettare, aprire e condividere le idee, intendere il progetto del designer come inizio di una catena, come un gioco collettivo.

aprire i codici e imparare a collaborare: solo così può rinascere un’economia giusta.


 

No confini

il mondo è una comunità, le comunità che si isolano muoiono.

comunicare significa condividere, scambiare, interagire.

i progetti sono vettori: l’incontro di chi pensa con chi produce costituisce un momento di produzione di valore che deve farsi portatore di cultura e viaggiare, oltre i confini, oltre gli stati.


 

Più logica meno logistica

abbiamo la capacità di muovere informazioni e gestiamo reti di comunicazione efficaci il cui uso però non si è ancora dimostrato capace di ridurre la movimentazione dei beni materiali.

bisogna promuovere una cultura di produzione locale, limitando lo spostamento dei materiali e degli oggetti, inquinando meno e sostenendo la piccola-media manifattura.

la produzione locale non è risolutiva e non potrà sopperire alla maggior parte delle nostre necessità, ma è il punto di riferimento per ripensare alla sostenibilità del nostro stile di vita.


 

Sostenibilità retorica

sostenibilità non è solo ecologia, sostenibilità è andare oltre la retorica del prodotto realizzato con materiali ecologico: tutto questo è acquisito, bisogna andare oltre!

sostenibilità non è nulla senza ciascuna delle sue parti: ecologia, etica, lavoro.

la produzione non deve costringere il piccolo a scalare per forza, sovra-dimensionando un sistema che si basa sulla qualità e sull’etica del lavoro, crescere significa sostenersi mettendo un passo dopo l’altro.

il lavoro è anche gratificazione, ma il lavoro deve fondarsi sul rispetto di tutti.

produrre meglio significa pagare e ricompensare ognuno per ciò che fa, in luoghi sani e sicuri, rispettando il tempo necessario ai processi, uscendo dalla logica demenziale della corsa alla produzione e della velocità che non serve.


 

Umanità

il valore delle cose non sta solo nell’aiutarci a risolvere problemi, ma è anche nel saper raccontare storie.

la storia di chi sa fare, del perchè lo fa, del come lo fa, con chi lo fa.

fare è anche donare, mettere se stessi nel proprio lavoro e gli oggetti sono i depositari di questa memoria collettiva.

Portiamo le persone dove si fanno le cose; le cose sono parte di noi perchè simboli condivisi dall’incontro delle due storie di uno stesso oggetto: quella di chi lo ha fatto e quella di chi lo userà per una vita intera.

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