Da user-centered design a community-centered design
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Design è progettare interazioni

Le interazioni determinano esperienze che cambiano i comportamenti.

Cambiare comportamenti significa cambiare la società.

 

 

Per operare più efficacemente nella complessità di un sistema sociale, l’approccio che sempre più si sta affermando tra gli addetti ai lavori è il community-centered design, ideato dal padre del design per l'innovazione sociale Ezio Manzini.

Il community-centered design consiste nell'analizzare una comunità per ricostruirne i legami sociali, comprenderne e rappresentare sfide/opportunità e infine rinforzare la capacità diffusa di un contesto di trovare soluzioni idonee attraverso processi collaborativi.

Una comunità è un’organizzazione complessa di cittadini, infrastrutture e valori, che si combinano in una fitta rete di interazioni e generano numerose criticità e occasioni di sviluppo.

La forte interdipendenza tra i suoi elementi è la ragione per cui è necessario usare una visione ecosistemica sulla comunità, invece della classica prospettiva user-centered, spesso limitata nell'allineare gli sforzi di progettazione soltanto intorno al fruitore e quindi senza tenere conto della moltitudine di soggetti coinvolti.

 

ecosistema

 

Rispetto allo user-centered design, la diffusione della capacità di contribuire all'impatto sulla comunità comporta maggiore importanza della collaborazione come chiave di successo.

Ne deriva la necessità di utilizzare per orientarci la visione che guida i portatori d’interessi e adottare processi collaborativi che allineino gli obiettivi e le azioni degli attori.

 Slow/d è impegnata nell'educare a questa pratica e a portare nei progetti alcuni strumenti pratici che aiutano a ridefinire i processi collaborativi con questo  prezioso cambio di paradigma in mente: dal focus sull'utente a quello sulla comunità.

E' un approccio che vediamo riverberato su diverse discipline dal system thinking alle pratiche di analisi dei sistemi piattaforma (di servizi, prodotti, relazione, etc), sottolineando sempre più la necessità di approcciare quasi tutti i problemi della nostra società e delle organizzazioni che vi operano come problemi complessi e sempre più risolvibili soltanto con una visione multilaterale.

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